Lo scorso 20 ottobre il Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza ha ospitato il secondo laboratorio territoriale in Calabria di Com.In.5. Si tratta del progetto interregionale di capacity building finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027. Il progetto ha come capofila la Regione Siciliana e coinvolge come partner le Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, insieme a Nova Consorzio Nazionale per l’Innovazione Sociale.
I lavori sono stati aperti da Vito Samà, funzionario del Dipartimento Inclusione sociale della Regione Calabria. Ha poi preso la parola l’assessora regionale al Welfare Pasqualina Straface, che ha ringraziato i partecipanti e ha presentato lo spirito dei laboratori: «Niente teoria. Costruiamo insieme». L’obiettivo, ha spiegato, è avviare un confronto capillare con il territorio, partendo da quanto emerso nell’incontro del 7 maggio alla Cittadella regionale.

L’ascolto come pilastro
La responsabile del coordinamento interregionale, Nadia Zammitti del Consorzio Nova, ha indicato la conoscenza e l’ascolto come due dei pilastri del programma. Il percorso punta a creare occasioni e spazi di dialogo strutturati tra enti pubblici e privati. L’idea è mettere insieme competenze e strumenti per riconoscere le criticità e trovare soluzioni condivise. Grande attenzione va anche alla valutazione degli interventi e del loro impatto: «L’obiettivo è capire in che modo gli interventi rafforzino davvero la struttura della comunità».
Complementarità e superamento della frammentazione
La Regione Calabria ha scelto di mettere al centro del percorso il tema della complementarità tra programmi, risorse e interventi. Per garantire una vita dignitosa, che passa da lavoro, casa e formazione, serve un obiettivo comune: il progetto di vita della persona. Per questo bisogna costruire una capacità di coordinamento stabile, valorizzando gli ambiti territoriali, le amministrazioni pubbliche e il settore sociale. Solo così si rafforza una vera capacità pubblica e territoriale.
Conta anche la dimensione interregionale del progetto, che permette di mettere a confronto esperienze diverse e trasformarle in conoscenza condivisa. La Calabria porta il bagaglio di altri progetti finanziati dai fondi coesione e dal FAMI: le buone pratiche nate da queste esperienze possono diventare modelli replicabili.
I poli sociali integrati: un modello one stop shop
Renato Scordamaglia, regional project manager di Nova, ha condiviso l’esperienza del programma Su.Pr.Eme. 2 e dei poli sociali integrati. Sono servizi aperti a tutta la cittadinanza: favoriscono l’integrazione delle persone migranti, ma non si rivolgono solo a loro. L’elemento chiave sono i presidi fisici condivisi con altri servizi, come i centri per l’impiego. È il modello one stop shop, cioè un unico punto di accesso a più servizi. Si tratta di un’idea innovativa di comunità, pensata per una regione che sta perdendo popolazione.
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e il confronto
A seguire, l’intervento di Tonino Barbieri, componente della STRIM, (Struttura Tecnica Regionale per l’Integrazione dei Migranti) ha spiegato cosa cambia con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Con il Patto, l’Unione europea punta a uniformare le regole sulla protezione internazionale, attraverso regolamenti e direttive. L’obiettivo è una procedura omogenea in tutta l’Unione, dall’ingresso alla frontiera fino all’esame della domanda. Cambiano anche le regole sulla distribuzione delle persone richiedenti asilo tra gli Stati membri, con l’intento di garantire più solidarietà, ma con innumerevoli rischi di désengagement. Un capitolo è stato dedicato inoltre all’informativa legale.
La mattinata si è conclusa con la presentazione del percorso e un confronto diretto con i partecipanti: lo scopo era raccogliere bisogni e competenze del territorio, che orienteranno i prossimi laboratori.
Per saperne di più sul progetto: https://www.integrazione.org/progetti/com-in-5/